giovedì 7 febbraio 2008

Ti deVASTO

Io mi chiedo chi dall'alto gestisca il mio taccuino appuntamenti.
Vorrei sapere chi predispone gli incontri da fare, nei momenti meno opportuni.
E' l'ora di pranzo.
Sono all'uscita da lavoro, con un semicerchio evidente alla testa, che mi rende molto simile alla statua della madonna dell'Incoronata.
Sono assonnata, affamata, e con la vescica piena come una invicta in gita.
La mia scala di priorità è tarata su bisogni elementari coniugati all'infinito: mangiare, fare pipì, dormire, defungere.
Ho un elettroencefalogramma al plasma: ultrapiatto.
In tale stato avanzato di imbarbarimento, intraprendo la via di casa, sfruttandone astutamente la pendenza. Fosse stata in salita e controvento, mi sarei abbandonata all'uscita della metro, senza batter ciglio. Sicuramente dopo una dormitina sull'asfalto, avrei avviato un franchising di ombrelli con gli ambulanti pakistani.
Basta una sola goccia di pioggia, (ma va bene anche uno sputo dal terzo piano ), ed eccoli materializzarsi con un'offerta vastissima, d'ogni foggia e colore. Escono con l'umidità, come delle lumache senza permesso di soggiorno per il guscio, e sono in contatto radio con il colonnello Giugliacci, che pedina per loro, gli spostamenti delle perturbazioni.
Scartata l'eventualità di un accattonaggio dal retrogusto capitalistico, mi abbatto come l'anticiclone delle Azzorre, sul sentiero che conduce alla beneamata dimora.
Ho abbandonato ogni spoglia razionale, non sono una donna, ma un tripudio di istinti primordiali. Non è il fard a rendermi paonazzo il volto, ma pece rossa cosparsa per propiziare il mio rituale di sepoltura primitivo: infatti attendo fiduciosamente, di stendermi in posizione fetale sul tavolo della cucina, con il volto ad est in direzione dei fornelli.
Arrivo nei pressi del portone, e con gli ultimi residui di lucidità sto girando la chiave nella toppa, quando un sibilo molesto, richiama la mia attenzione.
E qui compio un maledettissimo errore.
Avendo gli istinti allertati, automaticamente, semigiro il capo verso la fonte sonora che ho captato. Il mio sistema immunitario tuttavia, deve aver intuito il pericolo e impedisce la rotazione totale del corpo, in favore del fruscio che ha distolto i miei intenti funebri.
Purtroppo ho già dato un lieve segno di disponibilità all'interazione umana. Cerco di richiudere il varco che mio malgrado, ho lasciato intravedere, tentando di murarmi viva.
Magari un altro individuo passerebbe oltre, ma non lui: il PAZZO!
Gridando acutamente il mio nome, manda definitivamente a puttane il tentativo edile di muro a secco, dietro il quale mi sarei trincerata.
E'inequivocabile, le consonanti che ha urlato corrispondono alla mia identità anagrafica: è proprio me che vuole! Faccio un profondo respiro, ma so che non basta. Passo direttamente ad un tempestivo areosol che mi infonda coraggio e giro sui tacchi sfoderando un sorriso finto-paresi.
Lo stupore misto a letizia che il mio volto mima, è il risultato di anni di studio. Tolgo dalla mia testa il berretto di giornale, getto via la calce, della quale cospargerei il mio interlocutore, e mi predispongo malamente, ad una mezzoretta di chiacchiere unilaterali, subite ed assecondate, con un ritmico intervallo di vocali interposte ad arte, con annesso cenno di assenso del capo.
Infatti annuisco a casaccio. Nella mia testa parate di scimmie urlatrici, manifestano rumorosamente, rivendicando il diritto di non registrare quanto costui dice.
Il ragazzino che ho di fronte, è un agglomerato dei peggiori stereotipi della tv italiana.
Esile come un fuscello, alto come un cespuglio di Belle di notte, conserva tra i capelli, tracce evidenti di meches che, a suo parere insindacabile, gli conferivano un look da personaggio.
A mio giudizio, lo rendevano un cesso con un copriwater biondo!
Divergenza di opinioni suppongo.
Il re dei canneti, è agghindato con una maglia che non risparmia alcun colore del creato.
Lui è il reflusso gastroesofageo dell'arcobaleno.
Ovviamente ogni suo dettaglio è griffato. Ogni suo particolare è mal assemblato e discutibile.
La bocca è una fornace quadrata che produce minchiate calde. Le labbra precipitano sugli incisivi, creando uno strano ghigno che lascia intravedere degli spazi laterali.
Costui è evidentemente avvezzo ad ospitare nel cavo orale, dei diametri considerevoli.
Tuttavia, infondo coraggio alle mie retine, e sostengo visivamente la sua effigie arlecchinesca e frocia. Ciò che trovo davvero intollerabile tuttavia, è la vagonata di cazzate che spara con finta modestia.
Il caro diciannovenne vanta, infatti, un curriculum d'attore, che un' ingombrante dizione abruzzese smentisce implacabilmente. Leone di Lernia al confronto, saprebbe declamare Shakespeare in modo ultraterreno.
Ad aggravare la precaria condizione fonetica, l'imperante presenza di una "S" terribilmente blesa.
Il nostro Gassman della pastorizia, farnetica di un regista folgorato dalla sua bravura, disposto a tutto pur di averlo nel suo film.
Io trattengo a stento i miei succhi gastrici dal proposito di un battesimo profano.
Il pupillo dell'Appennino centrale, guarda caso, sarebbe in un momento di empasse artistica, dal quale non intende uscire.
Non vorrebbe inflazionare la sua fulgente immagine, dice.
L'apatia ed il vuoto di senso che costellano la sua esistenza, gli impediscono momentaneamente, di prendere parte ad un film.
Guarda la puttanaladramiseria del caso.
Destino accanito e crudele che priva il cinema italiano di un così lampante talento!
La mia vita ha subito una scossa tellurica inenarrabile. Sono proprio io che rammaricata, prendo a pugni il portone: come farò a vivere, mialaladradellasventura!
IO DESIDERO SOLO PRENDERLO A RANDELLATE PODEROSE.
Ha letteralmente consumato la mia pazienza, e con perizia scultorea, MI HA SCALPELLATO I COGLIONI, rendendoli due capitelli corinzi girevoli.
Non c'è modo di interagire con il suo ego delirante. Non c'è modo di indurlo alla ragione, smantellando definitivamente le fregnacce che la sua bocca omnicomprensiva, elargisce.
Io voglio solo andare a casa, cospargermi di candeggina ace gentile, e darmi fuoco per protesta!
Ma perchè il cielo ingrato, immette sulla mia strada simili molluschi mitomani, che ignorano il senso del reale e del vero?
Non basta. Lui ha deciso di succhiarmi l'anima.
Ricchione di merda.
Mi parla di un premio che l'indomani avrebbe ricevuto inspiegabilmente, come più giovane imprenditore d'Italia.
Io gli farei gavettoni di bile.
Lui è logorroico, non cede terreno ai tentativi di fiondarmi sulle scale. Non si accorge del mio sguardo vacuo? Non vede il mio colorito verdastro? Non nota il tremore della mascella innervosita?
No!
Sta facendo rafting, nel fiume in piena dell' autocelebrazione!
Io ormai sono l'ombra di me stessa. Approfitto di una sua pausa per riprendere fiato.
L'unico modo per distruggerlo è spararne una più grossa.
Imbastisco una scusa stronza :"scusami ora scappo, devo preparare i tramezzini, sai, domani salpo con il team di luna rossa!" . Lui abbozza un sorrisetto sorpreso! Io incalzo serissima, " E cmq ascoltami, non perdere l'occasione del film, ma sappi che quasi sicuramente quel regista ti chiederà il culo". FIDATI!
Sorrido. Lui no.
Deve essere caduto nella corrente della rapida narcisistica che stava calvacando. Io di sicuro gli ho bucato i braccioli.

Nessun commento: