Ieri sono andata al supermercato.
Erano settimane che non ne varcavo la soglia.
Appena entrata, ho visto i cassieri commossi. Temevano mi fosse accaduto qualcosa.
Io li ho rassicurati dicendo loro che si trattava della solita pigrizia, quella che mi spinge ai confini dell'ade, pur di non fare la spesa.
Nel frigo erano rimasti solo i dadi Star, che non potendo essere impiegati con nessun alimento, sono stati prontamente riutilizzati per giocare ad un monopoli dal gusto più rotondo.
Tuttavia il fondo effettivo, è stato raschiato, quando desiderando uno spuntino fugace, e non avendo nulla che potesse soddisfare tale voglia, ho riesumato una porzione di polenta Valsugana, che alle cinque del pomeriggio ho sorseggiato con un applombe british-brianzolo.
Non so per quale motivo, ma questo è un periodo di mollezza di costumi.
Anche nel monoloculo che ho per stanza, vige il più assoluto disordine.
Dovrei rassettare, sarebbe necessario.
Sono certa che facendo ordine tra le ere geologiche di vestiti sulla sedia, potrei addirittura fare delle scoperte archeologiche sensazionali: bambini rimasti nascosti dall'ottantasei di cui è stata denunciata la scomparsa, alimenti fuori produzione, boy band sciolte da tempo.
Che cazzo!
Io ho una abilità senza pari: catalizzo il disordine.
Anche se fossi in San Pietro e mi togliessi la giacca, sono sicura che riuscirei ad appoggiarla sull'altare.
Sarei capace anche di sparpagliare le ostie. Con rispetto, si intende.
Mia madre mi odia per questo!
Non è riuscita ad insegnarmi il comando per cui, all'azione di prendere un oggetto, sussegua quella di riporlo al suo posto originario.
Ai cani riesce. A me no.
Da piccola il disordine era la causa principale dei pestaggi materni.
Anche paterni a dire il vero, suppongo, per le pari opportunità nella coppia.(Che culo la democrazia!)
Mia madre era disperata.
Avrei preferito suicidarmi, mettendo la testa nel dolce forno, piuttosto che raccogliere i giocattoli sparsi in ogni dove.
Tale odiosa problematica non si poneva con le bambole, che accatastavo prontamente, le une sulle altre, come in una variopinta fossa comune.
L'operazione infatti, non richiedeva grossi sforzi!
Le pupattole erano docilmente coscienti del loro destino, sapevano che alle otto di sera, sarebbe passato un monatto biondo a raccattare i loro corpi. L'unica che opponeva resistenza era quella rompicoglioni di CICCI CAPRICCI, che come è facilmente deducibile dal nome, era il pezzo di plastica più petulante che avessi mai posseduto in vita mia.
Il vero dramma aveva luogo quando bisognava sgombrare la cucina dai puffi. Io riuscivo ad edificare dei villaggi alpitour, dove la parola d'ordine era la compresenza pacifica della multiculturalità. La massiccia moltitudine dei nani blu infatti, coabitava placidamente, con una variegata presenza di pupazzi, appartenenti alle più disparate etnie: leoni, ippopotami, coccodrilli, panda ...
Erano ovunque, ed erano migliaia.
Ovviamente le sollecitazioni materne per ricostituire l'ordine, avevano una scala di pericolosità che oscillava dall'esortazione vezzeggiativa, alla più implacabile ira imprecante.
Mia madre possiede una voce acutissima.
Quando lei urla, molti cani smarriti nel Winsconsin, avvertono il richiamo, ritrovando facilmente la via di casa.
E per casa intendo la nostra!
Dopo anni di apprendistato, a suon di schiaffi in culo, capii per l'appunto, il segreto della tempistica adatta, per evitare che le minacce dei genitori divenissero realtà dolorante.
Tra il primo avvertimento premuroso, e la soglia del non ritorno, c'era una zona intermedia nella quale era ancora possibile una collaborazione di parti. Tutti uniti nello sforzo comune di bonificare il villaggio alpitour dei puffi.
Tuttavia amavo il rischio, e mi piaceva perversamente portare la genitrice al limite della non belligeranza.
Oltrepassandolo sempre.
Il pericolo d'altronde, era il mio secondo mestiere.( il primo era sfasciare i maroni!)
I matchs con mia madre erano rocamboleschi.
Visti dall'alto, sembravano inseguimenti automobilistici, di quelli in voga sulle tv americane.
Tuttavia la casa aveva dei limiti spaziali evidenti.
Ahh se avessi potuto percorrere le corsie autostradali con mia madre alle calcagna, allora si, che avrei lasciato quella donna con un pugno di mosche!
Ma ovviamente la realtà era ben altra.
Da piccoli, bisognerebbe affinare una sorta di astuzia stagionale, decidendo a priori i periodi dell'anno in cui combinare disastri.
Ad esempio, l'inverno si presta di gran lunga, la pelle è al coperto, e la flanella attutisce di molto le percosse.
Di conseguenza con le belle stagioni, consiglierei ai pargoli di non rompere i coglioni negli appartamenti e di giocare all'aria aperta.
L'estate, infatti, è un tripudio di gambe scoperte, e gli schiaffi sulla pelle nuda, hanno tutto un altro sapore.
Tuttavia, la situazione peggiorò notevolmente quando la mia genitrice, sfiancata dagli inseguimenti, mise a punto un'arma di distruzione di massa: LA CIABATTA.
Bush avrebbe ottenuto molte più cose se, invece di bombardare l'Iraq, fosse andato di persona a minacciare i membri di Al Qaeda con uno zoccolo di gomma dura.
La ciabatta di mia madre, era di una lega studiata appositamente, nei laboratori chimici del mercato Rosati di Foggia.
Ed era dotata di un sensore radar capace di scovarmi in ogni ricovero di fortuna.
Il tutto con grande sollievo di mio padre, che potè riporre in garage, le fiaccole che abitualmente usava per stanarmi sotto il tavolo della cucina, mio rifugio peccatoris prediletto.
Il gusto delle mie fughe cambiò radicalmente.
Dalla cucina alla cameretta c'era un tratto x, da tenere ben in considerazione nel calcolo della tempistica di ritirata.
La presenza di un muro rotondo esponeva il fuggiasco ad una variabile imponderabile. Tuttavia, sorpassata incolume la curva, potevi dirti salvo.
Tale assunto fu smentito per sempre, nell'era del dominio della PANTOFOLA ROBOTICA!
In una delle ennesime corse per la vita, infatti, fui colta di sorpresa.
Avendo superato di gran carriera la curva, ero ad un passo dalla sicurezza, quando fui atterrata da una forza misteriora.
Mi voltai, e la vidi!
Era lei: la ciabatta!
Non solo mi aveva seguita, ma aveva svoltato l'angolo! Era radiocomandata!
Fui sopraffatta e vinta. Successivamente fui raggiunta e trascinata.
In cucina, c'erano tutti i giocattoli da riordinare. Fui giustiziata senza pietà davanti al tribunale dei puffi.
Il mio culo rimase a lungo targato de Fonseca.
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1 commento:
Forse avresti preferito la cucchiarella: non è radiocomandata.
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