Ho rifatto la criniera. Sono andata dal parrucchiere.
Non possiedo più una testa bicolore, ed ho ufficialmente smesso di interessarmi ai Dalmata.
Non c'è nulla da fare, l'hairstylist è un toccasana per la psiche.
Non servono analisti.
Una seduta dal coiffeur migliora sensibilmente lo stato vitale, ed infatti uscita dal negozio sembrava avessi fatto le meches all'umore nero.
Io sono decisamente una donna fortunata a cui è data un'ampia possibilità di scelta: frequento ben due saloni di bellezza: uno pugliese, ed uno romano.
Vi chiederete quale sia la differenza, visto che trattasi sempre di tinte, parrucco, spazzole e phon.
E invece la distinzione esiste ed è sociologicamente netta.
La parrucchiera meridionale è un essere mitologico, metà megera, metà contadina. A conti fatti, le presupposte doti occulte di questa figura professionale del sud, mi permettono di conferirle una denominazione distintiva: "la Fattucchiera",
Informata di tutto lo scibile umano delle sue clienti-pazienti, sa per certo che, una volta varcata la soglia del negozio, dovranno assoggettarsi al suo personale codice legislativo. Ha in mano il tuo look, ma soprattutto un paio di forbici affilate.
La donna a cui affido la capoccia nelle trasferte pugliesi, è una ricciuta nerboruta, alta come una bottiglia di shampo, dai lineamenti duri e decisamente poco raffinati. I suoi occhi di brace sono di solito delineati da un trucco nero marcatissimo a cui rispondono fiammeggianti labbra rosse, il cui contorno esile è volumizzato da un evidentissimo lavoro di ridefinizione.
La signora Jhonson, fuma come un padre nervoso in una nursery. Se lei decide che è giunta l'ora della nicotina, ti lascia in balia delle pinze multicolori ( delicatissssime ) con le quali ha fermato e diviso in ciocche, i capelli semiasciutti. In sostanza, sei ridotta come una Lolita cogliona anni ottanta, con dei simil codini sparati in ogni direzione, e con un principio di pleurite. Tuttavia, non bisogna disturbarla, è il suo momento e non conviene fare rimostranze, la faccenda dopotutto, potrebbe prendere decisamente una BRUTTA PIEGA.
Terminata con soddisfazione la fellatio con il filtro, ritorna all'opera tricologica.
La pulzella L'oreàl, possiede delle unghie di ceramica, ricurve e splendenti, con le quali volendo, potrebbe abilmente sfilzare frangette, e perchè no, anche i cespugli che costeggiano il negozio.
Ciò nonostante, sebbene sembri un portuale barese con una french manicure impeccabile, la fattucchiera sa il fatto suo, ma non l'italiano.
Con sapienti colpi, l'uso di ogni congiuntivo è definitivamente spazzolato via, così come risultano esTinte e non imPIEGAte le inutili "T", sostituite senza alcun rimpianto da più gustose e rotonde "D" ( che tinda le faccio?).
A rendere impareggiabile il salone, le fantomatiche dissertazioni filosofiche che lo animano, di cui capisaldi sono:
- visite ginecologiche
- figli
-mariti
- corna dei consorti
- ricette culinarie per consolarsi dalle corna succitate.
La tabagista della Pantene, è miracolosamete prolifica, vanta infatti parti plurigemellari che la consacrano regina indiscussa della ripresa demografica nel Tavoliere.
Per un arcano motivo, tutto le saghe che riguaradano la sua vagina open space, sono argomento di dibattito.
Nella top(a) ten degli aneddoti prediletti, conserva un imbattuto primo posto, la vicenda dalla spirale smarrita.
Suona fantascientifico, ed effettivamente la dinamica dell'evento innesca immaginari da odissea nello spazio.
Ed è un dottore dalle orecchie puntute quello che effettua sul nostro fertilissimo flacone di shampo, un' ecografia interna piuttosto invadente. Come in una singolare partita di biliardo, l'inserimento della sonda (spaziale) da parte del ginecologo Spook, aziona una singolare carambola con la succitata spirale in plutonio, preposta alla donna a mo' di scudo navale, così da arginare i democratici ovuli, da possibili attacchi kamikazzi.
Scalzata dalla sua sede originaria, immagino la solitaria spirale, vagare roteante nell' utero come l'enterprise nell'universo.
Al secondo posto, tra le vicende predilette della coiffeur, si situa la scoperta delle infedeltà coniugali.
Quella giornata fu memorabile.
Dal mio diario personale, ecco l'estratto di quella seduta campale, dall'atmosfera e dall'intensità proprie alla tragedia greca:
"Entrai nell' antro dove il crine trova giusta acconciatura.
Le due ancelle (le due assistenti) e la matrona, erano avviluppate in coltri nere (i grembiuli) che restituivano pariglia, all'atmosfera luttuosa che tutto pervadeva.
Le povere donne gemevano accorate, con lamenti sibillini.
Una luce augusta tingeva il parquet, ed un riflesso ocra stagliato sulle pareti, manifestava il volere avverso degli dei.
Gli oracoli interpretarono il volo della carta stagnola usata per le meches, come chiaro presagio di sventura.
O anziani del coro, che sorte crudele fu riservata all'hairstylist dell'Olimpo.
O maledetto sia Odisseo, colto nella flagranza fedifraga."
Tuttavia, quello che, quei pezzi di merda degli àuguri non predissero era che, come una stronza, sarei stata sotto le cesoie della donna imbarbarita dal tradimento.
Sbagliò il taglio.
Dovetti riparare da sola riequilibrando il dislivello dell' acconciatura in un modo barbino, pareggiando nettamente, con forbici da cucina.
Il tutto condito ovviamente, da una litania di bestemmie.
Voglio dire, le corna sono tue, ma il cuoio capelluto e' il mio eccheccazzo!
Diametralmente opposta la situation romana.
Il salone di bellezza prescelto per la cura della chioma, porta il nome del proprietario:VICHY, diminitutivo virilissimo di Vincenzo.
Codesto pulzello sublima lavorativamente una evidente privazione freudiana. Sul suo capo infatti, non alberga la benchè minima traccia di capelli.
Ad occhio nudo è dichiaratamente froscio, ed il suo negozio è assolutamente avveniristico. Un tripudio di neon, rendono la location aliena. Una pulsante musica house rende sincopata ogni azione, come a sottolineare, il battito incessante della movida fashion.
Accanto ad ogni specchiera è installato un inutile shermo al plasma, che proietta video di sfilate&affini.
Arriva l'assistente che avrà cura del mio look.
Iniziamo a parlare, di diete.
La mia testolina decolorata intraprende di sua sponte, una operazione algebrica per la quale, il lavoro di coiffeur, l'aspetto mingherlino e curato, l'ossessione per il dimagrimento, diano come risultato, l'effettiva ascrizione del giovane, al fantastico mondo gaio.
Presupposto questo assunto, inizio a fargli confidenze tra amiche.
Gli offro la mia esperienza solidale e fallimentare su diete, creme, palestre.
Gli parlo della mia crisi premestruale, e di tutti gli allegri scompensi ormonali che ne derivano, annessa la fantastica sensazione esplosiva delle tette.
Sono senza freni, sicura che la mia nuova amichetta saprà capirmi. Tuttavia il vivace scambio di opinioni, perde gradatamente smalto e sul the e pasticcini che avevamo imbandito nel mio immaginario, scende una coltre di muffa.
Più continuo con il mio sproloquio infatti, più sento il giovane venire meno all'iniziale loquacità.
Finisce sapientemente il suo lavoro e mi congeda con un gelido "e grazie".
Due nano secondi dopo, con un fragoroso tono bitonale, inneggia con l'altra assistente, alle bellezze di una giovane diva televisiva a cui avrebbe volentieri fatto questo e tant'altro. Quella che avviene dinanzi ai miei occhi è la più inequivocabile testimonianza di manifestazione testosteronica.
Se avesse potuto, avrebbe intonato il Nabucco a rutti, pur di rimarcare la mascolinità lesa dalla sottoscritta. Io da buona intenditrice, carpisco le intenzioni delle sue poche e cazzutissime parole, chiudendomi in un mutismo rispettoso, del di lui pene offeso.
D'altro canto, il buon uomo mi ha fatto notevoli colpi di sole, migliornado nettamente la mia testa. Io invece, ho solo inferto un grave colpo ai suoi testicoli.
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1 commento:
chi sei tu che scrivi così piacevole?
un'intrusetta
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