A riprova del fatto che la genetica non e' uno scherzo, e che la tendenza ad incontrare personaggi singolari, e' di origine familiare, voglio riportare un evento che qualche ridente anno fa, accadde alla sottoscritta ed alla sua socia, nonche' sorella!
Era un pomeriggio di un assolato Agosto, in quel di Marina di Lesina, localita' dimenticata da Dio, Jave', Geova, Budda, Maometto, Marco, Luca, Matteo, Giovanni& Linda Evangelista!
Le due sorelle erano sul viale del tramonto, pedalando in bicicletta verso casa.
Ad onor di cronaca, occorre fare una precisazione: io ero la passiva della situazione locomotoria, posta in bilico, come un obelisco sul quale erano stati incisi esseri zoomorfi dal culo pesante.
Garrule ed estive, scorrazzavamo per la cittadella di mare, ammaliate dall'andatura leggiadra degli uomini del posto: soavi piedi separati da una divergenza di diametro pari ad una pagnotta da chilo d'Altamura, muniti di zoccolature da gnu, poderose e roboanti.
Affascinate da cotanta acustica beltade, pocedevamo ipnoticamente verso la via di casa.
Sullo sfondo di tale poetica immagine scorrevano le stagioni.
Nel mentre, mia sorella trainava il biciclo, con lo stesso sforzo di un animale da soma attraccato ad un tir IVECO.
Io, di par mio, ero avvinghiata come un rapace sulle sue spalle, rigida come un listello d'ebano, tremula come un budino nella ridente ed altamente sismica, Hong-kong.
Ad un tratto ravvisiamo una presenza locomotoria alle nostre spalle.
Con un micromovimento della testa, cerco di attivare uno sguardo periferico, per capire con la coda dell'occhio, che genere di pericolo incomba sulla nostra pericolante rivisitazione della piramide umana.
Trattavasi di ciclista bambino, nano&grezzo.
Mi allarmo visibilmente.
- Esageraaaaaaaaataaa! E' solo un bambinooooo- direbbero i piu' con una scrollatina di spalle.
- Un tenero puer cum biciclettinam-, sdottorerebbero i saccenti.
A tutti coloro che la pensano in questi termini, rispondo con un diplomatico: BAMBINOTENEROUNCAZZO!
Voi non conoscete l'infanzia di Marina di Lesina!
Sono marmocchi sdentati che dalle finestre degli incisivi mancanti, lasciano intravedere un vasto promontorio di bestemmie, eserciti di kittemmuorti, villaggi di puffi kitevvivvi e plasma di cavalieri dello zodiaco stramilamuorti in terra e in cielo.
Il tutto pronunciato gutturalmente, con voce calda da cantante napoletano in voga sulle reti private, mentre mordicchiano con nonchalance un Cucciolone dry!
Il nostro Girardengo di San severo, si affanna per affiancare noi sorelle Orfei.
Ci raggiunge, il che permette alla sottoscritta di decodificare un paio di dettagli fisici, che consolidano l'idea di poca affidabilità.
Ha i capelli di un giallo rom, solcati da una scriniatura centrale demarcata da una stridente ricrescita nerissima, evidente conferma di decolorazione casalinga, ottenuta, nel migliore dei casi, con acqua ossigenata rubata dal mobiletto dei medicinali;
nel peggiore, da piscio di gatto randagio o da acquaragia proveniente dal garage di un metalmeccanico con velleità artistiche.
Il crine di codesto putto, pare mozzato da una mietitrebbia impazzita, guidata da un nigeriano celiaco in rappresaglia personale con il grano.
Il volto ha dei lineamenti durissimi, ha un colorito eburneo, derivante dalla mistura sapiente di abbronzatura e scarsa igiene personale.
Il risultato è un cucciolo moicano-rom tremendamente grezzo.
A confermare l'impressione di tale quadro, la fortissima cadenza pugliese con la quale palesa il motivo del pedinamento:
- Signorineeeeeeeee (con insistente strascico della e finale) che mi dicìt che ora so(U)no( la pronuncia italiofona è sOUno, con fortissima marcatura del dittongo evidenziato)?-
Noi sorelle in bilico, rispondiamo all'aborto della sig.ra Montessori.
Lui sembra soddisfatto e rallenta l'andatura, in modo da lasciarci libere di sopravanzarlo nettamente.
Evvai, pericolo scampato!
La degenerazione di bim bum bam, voleva innocentemente sapere, se fosse in ritardo o meno per la cena.
Quanto sono prevenuta mammammmia!
Tiro un sospiro di sollievo, volgo il mio sguardo ad un fiducioso orizzonte.
Ma tale sensazione di beatitudine è destinata a durare miseri dieci minuti.
Ravviso nuovamente lo sciamare di catena di bicicletta affannata.
Non ho bisogno di volgere il capo, so già che si tratta del nostro Gian burrasca con la sua partita di pappa al pomodoro di contrabbando.
Ed eccolo nuovamente al nostro fianco.
Con voce adenoidale da musicassetta pirata di "Canta Napoli e poi muori", ci rivolge il medesimo interrogativo:
-Signorineeeeeeeeeee che mu ridcìt che ora song?-
OraSong! Sembra il nome di una cover band di Elton Jonh, live in Taiwan.
Ma come avrete già capito, song è un anglicismo pugliese, che sostituisce la più banalmente in uso, voce del verbo essere.
Stizzite e meno clementi rispetto alla prima volta, rispondiamo ciononostante, rendendogli noto il cambiamento sensibile, che il breve lasso trascorso, ha sortito sull'orario.
Sembra bastargli.
Nuovamente ci lascia il vantaggio, rallentando visibilmente il passo.
Probabilmente, la composizione oblunga di cui facciamo parte, deve aver indotto una associazione di idee anglosassoni.
Gli ha ricordato il Big Ben della sue origini!
Ma che malfidate che siamooooo, probabilmente il cucciolo di Provenzano, ha solo tanta fretta e tanta paura di tornare in ritardo al focolare domestico dove lo aspetta una mamma pronta a massacrarlo a colpi sincopati con cucchiarelle di legno Massello.
Una Tullia de Piscopa irabonda, a causa di un ciclo doloroso.
Massì certo, non può essere che così!
Ed ecco rasserenate le nostre giovani fronti ,dal sopraggiungere di una brezza salmastra che porta via con se, i pensieri maligni che pocanzi corrucciavano i nostri visi.
Non è meraviglioso essere vivi in una sera d'Agosto?
Poetiche e oramai rinfrancate, abbandoniamo la via maestra per imboccare il sentiero secondario verso casa.
Mia sorella è consumata dalla fatica.
Io sono dispiegata nello spazio come una bandiera campeggiante la figura sventolante di una porchetta adagiata su un letto di lenticchie!
Ed eccoci finalmente: casaaaaaaaa, Taraaaaaaaaaaaaaaaaa!
La fine della nostra corsa è preannunciata da un clangore imponente di freni.
L'inquinamento acustico prodotto, copre in modo provvidenziale, il già noto sfregolio di catena, presagio di allarmante sventura.
Smontiamo dalla bici.
Mia sorella con somma gioia.
Io con la grazia e l'agilità di un paraplegico.
Nella nuvola di polvere innalzata, vediamo stagliarsi la familiare sagoma molesta.
Essì, è proprio lui. Il vincitore dello Zecchino di Merda.
Ci ha seguite!
Si avvicina, pedalando affannato, ed assolutamente congestionato da un sinistro anelito di vita di chiara matrice ultraterrena.
Sta per accadere qualcosa.
Lui è il cumulo elettrico, di una manifestazione demoniaca sfavillante.
Noi lo attendiamo, arrese all'idea che l'inevitabile accada.
Ed infatti il suo fine ultimo è presto svelato.
Ci affianca nuovamente.
Questa volta noi siamo su un marciapiede piuttosto sopraelevato, come fosse la banchina di un porto, dall'altezza della quale, vedere scorrere dinanzi agli occhi, il fluire inesorabile di un battello ebbro di Peroni.
Infervorato lancia il suo urlo di battaglia: - Signorineeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee???!!!-
Attende il microsecondo che gli conferisca la certezza di aver catalizzato su di lui, l'attenzione di entrambe.
Acquisita la sicurezza di cui necessitava eslpode in un fragoroso:
-Tièèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèèè!!!!!!!!!!-
a cui accompagna un agile movimento, con il quale sincronicamente scosta il bordo del pantaloncino per lasciare emergere in modo evidente, il suo misero pene, offertoci come dono votivo non chiesto, sul palmo sporco della mano.
Noi siamo letteralmente esterrefatte.
Come se qualcuno a San Pietro avesse scorreggiato fragorosamente dinanzi alla Pietà michelangiolesca!
La scena analizzata in rallenty, vede noi sulla terraferma seguire orizzontalmente con la testa, lo scorrere del piccolo Charles Manson, come fosse su un nastro trasportatore.
Guardare il suo corpo rivolto di tre quarti alle nostre persone, nello sforzo di mantenere il controllo della bici, con una mano sola sul manubrio e impiegare l'arto restante, all'estrazione e quindi alla trionfale esposizione del pisello.
E' un lampo di stella filante.
Un pisello palesato come le immagini subliminali inserite in Bianca e Berny!
Eccheccazzo.
Cioè voglio dire ad otto anni sei già conciato in questo modo?
Come cazzo giochi? Ti costruisci le siepi finte di didò con le quali spiare nelle finestre delle case della Chicco?
Ti masturbi inserendo il pisello nel Dolceforno?
Sodomizzi il pupazzo di topo Gigio tirandolo prepotentemente dalle orecchie, mentre lui protesta flebilmente con uno Strapazzami di coccole?
Che minchia ti passa per la testa?
Cosa ti spinge a seguire due ragazze per sbandierare il tuo pisellinus ai quattro venti?
Perchè poi hai un pisellino che frequenta ancora le elementari!
E' bene che tu ne sia cosciente!
Non hai molto da esibire, o per lo meno non adesso!
Caro mio, il consiglio è di non anticipare i tempi, ne avrai di momenti in futuro per esibire alle ragazze il pene, sperando che nel frattempo non abbia seguito le orme della tua disastrosa carriera scolastica, ed abbia proseguito negli studi.
E' necessario che tu lo sappia, e se non lo sai te lo dico io:
le ragazze pretendono un pene, come minimo diplomato!
Tiè!
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2 commenti:
Scrivi divinamente...mi ricordi il mitico stefano benni...SUBLIME. Il bello è che se riesci a scrivere tutto questo senza l'ausilio di sostanze stupefacenti (ne dubito)sei una grande. Ti voglio assolutamente conoscere. Chi ti scrive è uno che a Marina di Lesina ha fatto la Muffa ma al tempo stesso GRASSE risate..ho un episodio proprio relativo all'estate appena passata che ha superato veramente ogni limite di decenza! A presto
nasty perché non ritorni a scrivere?
mic.
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