giovedì 13 marzo 2008

Quattro globuli in padella

La sveglia suona.
Sono le 6 e 45.
Ok. E' sicuramente l'orario in cui avevo previsto suonasse.
Ma il concetto di giustizia è assolutamente relativo, se hai dormito solo tre ore.
Male.
Agitata.
In semiveglia.
Girandoti come kebab nelle lenzuola.
Madida di sudore come una gestante alla ventitreesima ora di travaglio.

Chiudi un momento gli occhi, che differenza farà distendere le palpebre per un nano secondo?
In fin dei conti, un'altra giornata del cazzo è appena iniziata, quindi appare lecito prendersi una brevissima licenza.
Rilasso le palpebre, dicevamo.

Non suona nessuna sveglia.
Misteriosamente riapro gli occhi, ripetendomi come un dejavù cinematografico.

Sono sempre il kebab sudato di prima, nel letto d'insalata del suo panino.
Nulla sembra mutato, eccetto l'orario indicato sul display del telefonino:7.30!

ORCATROIADIFREEWILLY sono in ritardo!

Bestemmio come Don Rodrigo nel lazzaretto.
Sono un Longobardo ed invado la cucina.
La mia testa bruscamente è chiamata ad assolvere il suo lavorio, reso più aspro dalla concitazione del momento.
Mi lavo viso& ascelle con il caffè.
Troppo tardi realizzo che detergersi con i cereali è stata una idea decisamente abrasiva.
Ma non ho tempo da perdere, sono in ritardo, ed ho dovuto accorpare in un'unica azione colazione e lavaggio.
I capelli ricci hanno deciso di disporsi in modo asimmetrico sul capo: metà gonfi, metà lisci.
Ovviamente sfruttano lo spazio orizzontale.
Con uno sputo di disprezzo alla specchiera del bagno, soprassiedo sull'acconciatura
Mi sento molto vicina a Medusa, anche se i suoi serpenti avevano un assetto migliore del mio.
Ritorno nel monoloculo che ho per stanza.
Come un segugio fiuto i collant sotto il promontorio dei vestiti sulla sedia.
Ne pesco un paio a casaccio nel buio, e con foga vi infilo entrambe le gambe.
Il fatto che insieme alle stoviglie, abbia lavato il restante corpo con lo svelto piatti, paradossalmente rallenta l'operazione. Il detersivo infatti, deve aver creato una patina di pulito interposta tra pelle e nylon . L'attrito al retrogusto di limone, aresta lo slancio dei collant, bloccati con ostinazione a metà gamba.
Ora mi chiameranno in tutte le sagre di paese per concorrere alla corsa dei sacchi.
Sembro un settenano in guepierre.
Contorcendomi come una contorsionista del circo Togni, riesco a portare a compimento l'investitura delle calze.
Sto per dare inizio alla stagione di caccia alla gonna, quando mi accorgo che il collant ha uno sfregio maori, che decora verticalmente la zona compresa dal malleolo alla rotula.
Che stracazzo!
Sento il sangue soffriggere nelle vene. Quattro globuli in padella.
E' ira allo stato brado.
Potrei stuprare le suore agli angoli delle strade.

Prendo la mazza della scopa e come una rabdomante inizio a cercare un altro paio di calze.
Ho pochissimo tempo residuo.
Trovate!
Anche in questo caso, compio evoluzioni da tarantolata, pur di passare rapidamente alla fase due della vestizione.
Superato lo scoglio formale delle calze, il resto non è che puro estro.
Sono pronta, sono scattante, la burocrazia del vestiario è sbrigata, quando avverto un venticello fresco increspare l'epidermide di rilievi ocheschi.
Mi tasto nella zona in cui è localizzata la sensazione di brezza marina.
Per un secondo, nella mia immaginazione credo plausibile la possibilità che la golden lady abbia creato un nuovo modello misto nylon-pelle.
E invece no, è un buco enorme posizionato poco a sud della chiappa destra.
Noooooooooooo, non ci credo, non è possibile!
Sento le orecchie fumare.
E' collera cieca quella che mi anima!
Ho superato l'orlo della crisi di nervi.
Potrei fustigare con il rosario le vecchiette all'uscita dalla messa.

Mi fiondo sulla sedia su cui è adagiato tutto il vestiario che posseggo. Ci sono anche delle tutine da neonato che usavo nell'84 e che non ho mai rimesso a posto.
I panni rimbalzano sul letto, uscendo dritti dritti dalla porta.
(La camera è piccola, per cui la possibilità di carambolare è ristretta.)
Trovo un terzo paio di calze.
Le infilo in preda alle convulsioni, come se dietro la veneziana di nove settimane e mezzo fosse stagliata in controluce, la sagoma della protagonista dell'esorcista.
Setifico nuovamente la coscia, come se fossi un affettato sottovuoto.
E cari miei, non sfuggo alla legge dei gran numeri: tra l'alluce ed il secondo dito ecco profilarsi, un simpatico forellino, che promette nel corso della giornata, di evolversi ed espandersi come un impero coloniale.
Dalla punta del piede all'osso sacro, in unica sola smagliatura!
Noooooooooooo, mi riufiutooooooo!!!!
Bestemmio tutti gli strabeati che il calendario cristiano conosce.
Mando Maometto a fanculo sulla montagna, senza skipass.
Mi censuro dando della stronza a Veronica Ciccone.
Sono una furia. Sono incazzata come un istrice.
Potrei pestare a sangue un barbone della stazione Termini, vestendolo successivamente di rosso, mettendogli quindi, della cocaina in tasca.
Dopodichè, lo trascinerei davanti alle scuole nell'orario di uscita, per gridare ai bambini che, non solo Babbo Natale non esiste, ma quel bastardo di merda è in realtà uno spacciatore. Ed al primo bambino che piange, gli pizzicherei il culo.

Quarto ed ultimo tentativo. Le mani mi tremano.
Infilo le calze ìn silenzio. Ansimo.
Mi guardo le gambe. Le ispeziono.
E' tutto INTEGRO.
Mi commuovo.
Ma non ho molto tempo. Infilo a casaccio le scarpe ed i primi vestiti che mi vengono incontro.
D'altronde hanno continuato a rimbalzare nella stanzetta dai mq non pervenuti.
Catturo una gonna ed una maglia.
Li infilo velocemente.
Il problema è il trucco.
Non so farlo in velocità.
Solitamente sono molto accurata.
Ma non in questo caso.
Spargo della calce colorata sul viso, tamponata da una cipria che mi rende pallida come madama butterfly.
Rimedio con il fard.
Esagero.
Ho due zigomi posticci che mi rendono simile ad un capo indiano. Posso andare a ballare la quadriglia con i lupi.
Sono un' ocra dalle sfumature vermiglie.
Metto la matita negli occhi, nel senso effettivo che mi priva della vista.
Sono Edipo truccato da viados!
Traccio la linea nera sulla palpebra mobile, e sembra abbia adoperato il sismografo di Fiumicino.
L'ombretto, poi, lo SPRUZZO a casaccio.
Non mi faccio mancare nulla, metto anche il rossetto e lo cospargo come fossi un fachiro ubriaco.
Non sono truccata, ho solo il viso sporco.
Ma volete mettere che gran calze ho ???!!!!!

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