venerdì 25 gennaio 2008

I have a dream

Stanotte ho fatto un sogno.
Un incubo.
Il mio delirio onirico ha un volto, un nome, una stempiatura.
Trattasi di cantante, partenopeo e partemafioso.
Ebbene si, ho sognato GIGGGI D'ALESSIO, il manifesto (mortuario) della musica neomelodica "italiana" ( ah ah ah ah ).
Perchè la mia mente mi tradisce in un modo cosi' efferato? Cosa le ho fatto di male?
E' da escludere l'attribuizione di colpa, al peso specifico della cena, la quale è consistita in un cespuglio di spinaci lessi! ( al reparto geriatria del Policlinico se la spassano, in confronto ai miei pasti.)
Deve aver corrotto Morfeo con un carico di cuscini di contrabbando.
E' l'unica spiegazione che riesco a darmi.
Il plot del sogno è un misto tra il raccapriccio e l'inquietante.
La location, strizza l'occhio alle ambientazioni pornosoft svedesi.
Siamo in uno chalet di montagna, avviluppati da un tripudio di legna ed evanescenza da sauna.
Il tutto è molto simile alle atmosfere in voga, nelle peggiori puntate di Beautiful ( soprattutto quando la fertilissima Brooke tende simpatici agguati, a quel coglione monoespressivo di Ridge, sperando che la sua mascella incappi felicemente in una delle sue molteplici zone erogene).
Non so per quale sinistro motivo, sono nell'atrio del troiaio in faggio e rovere sopraccitato, e ascolto sinceramente compartecipe, la di lui consorte, al secolo, Anna Tatangelo.
L'infanta, prodigiosamente abbronzata, ci inebria con i suoi GRANDI successi.
Nel sogno, risulto straordinariamente rapita da cotanta bravura sfiatante, sebbene nel profondo, mi auguri sinceramente, che un residuo di coscienza vigile paghi il riscatto.
Scatenata come una groupie di Pupo, supporto l'orgoglio della ciociaria, con clamorosi applausi. La stella del frosinate, persevera nel canto, esibendosi nel pezzo sanremese, (facente riferimento a certe minigonne farcite), che la conclamò a suo tempo, vincitrice della chermesse. Ma improvvisamente dal fondo della sala, mi acceca un bagliore, derivante suppongo, dal rifrangersi del riflettore, sulla incipiente calvizie di Gigi.
Ed infatti eccolo palesarsi dinanzi, con il suo indiscusso fascino da stronzo di Riace.
Il magnetismo che quest'uomo promana, non può lasciarmi indifferente. E' bastato un solo attimo. Mi ha gia' integralmente scippato. L'anima.
Nasce in me la nutrita speranza, che dal promontorio della sua cultura, possa certamente illuminare le mie sorti artistiche. Cerco di attrarre la sua attenzione.
Mi risulta piu' facile di quanto credessi! Alzandomi, infatti, scopro di calzare inspiegabilmente dei pattini. Non ne ero consapevole.
L'ignorare il particolare locomotivo, mi permette di rovinare coreograficamente in terra, rimediando anche in sogno, una clamorosa figura di merda.
Ma ho raggiunto il mio obiettivo. Infatti e' il nostro mastino napoletano, ad offrirmi l'appiglio, che conferisce nuova stabilità, ed un briciolo di decoro, alla mia salma spalmata sul parquet.
Si rivolge con galanteria, ed io riconosco il vibrato adenoidale che farebbe anche di "My Way" un prodotto made in Napoli.
Sono nuovamente in posizione verticale, e lui mi sorregge accompagnandomi all'uscita. Io trotterello con i pattini, tumefatta ma felice di aver guadagnato un po' di intimità con San Gennaro.
Ci appartiamo sotto un porticato. Sono presa dal fervore di promuovere i miei ideali artistici, cercando di dimostrare quanto questi siano nobili ma soprattutto AUTENTICI.
Ignorando il significato sia della parola che del concetto, accusa un attimo di smarrimento. Interpretando il suo silenzio come una pausa meditativa sul senso dell'arte, lo incalzo insistendo sul tema dell'incorruttibilita', conclamando a piena voce la genuita' del mio afflato NON CONTRAFFATTO.
E' un vacuo disorientamento, quello che si staglia negli occhi di Gigi.
Ho usato troppi lemmi a lui sconosciuti, enucleato troppi valori di cui ignora le ripercussioni nella società civile.
Glissando i miei proclama appassionati, mi agguanta repentinamente e con fermezza, proprio come fossi .... una borsetta!
E decide di decantare l'opera omnia, dei luoghi comuni liberamente tratti dai suoi testi (pronunciati ovviamente con accento newyorkese).
Tenta la persuasione con un tripudio di QCUUORI, amoUri, angeli ed anime, e le altre cacate di vacca che riecheggiano nei suoi successi.
A ciò associa un appropinquare molesto della sua persona fisica, al mio corpo a rotelle.
Vedo il suo cranio rilucente avvicinarsi alla mia bocca. Resto un istante incantata dal riflesso argentato che la luna produce sulla insenatura della sua devastante calvizie.
E' pericolosamente vicino, ed io non posso fare a meno di pensare a quanto si stia lentamente tramutando in Max Pezzali!
Finalmente, i miei riflessi inibiti dallo stupore, riprendono il funzionamento ordinario, per cui mi produco in un sentito conato di vomito.
Allontano Gigi, con una accorata jam session di vaffanculi e chitemmurti.
Lui mi guarda con asprezza e mi apostrofa :"ILLUSA"!
Io, piccata, di rimando: "COLLUSO"!
E' evidente che proprendiamo per due stili di vita differenti.
Tuttavia cerca di risollevare le sorti del suo approccio, optando per il ricorso alla verve partenopea.
GIGIoneggiando infatti mi dice: uè uè simm Napoli paisàààààà!!!!( Anche no )
E' chiaro che tenta di salvare il salvabile, e lo fa dedicandomi, l'IRRESISTIBILE "Non dirgli mai".
Di par mio, contravvenendo a quanto la canzone sguaiatamente esorta, glielo dico: GIGIIIII MA VAFANGUL!

2 commenti:

J.C. ha detto...

bacche e radici...e poi te magni la peperonata prima d'andà a dormì...eeeeeeeh

Anonimo ha detto...

un finale a lieto fine
GIGIIIII MA VAFANGUL!

XD